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UN ROSSO PAPAVERO SI FA BIANCO IN VOLTO

Un bel colore squillante come il blu Cina, il lilla carico, il rosso o l’azzurro deciso ci fa riconoscere, insieme ovviamente alla forma della corolla, una determinata specie. Sappiamo così davanti a quale pianta ci troviamo anche se la tonalità è più o meno intensa. La sorpresa e lo stupore affiorano però quando l’abituale e famigliare colore scompare per lasciar posto a una corolla insolitamente candida o appena velata del colore tipo. A questo fenomeno, rilevato già in tempi remoti, sono legate antiche leggende che parlano di morti cruente, di magie, di miracoli. Una per tutte: il rosmarino, originariamente bianco, tinge i fiori dopo che Maria stese sulla pianta fiorita il suo mantello azzurro servito per asciugare Gesù.

 

 

Papaver rhoeas

(foto da dkimages.com)

  

I popoli antichi, si sa, riparavano nel fantastico quando non sapevano spiegare una evidenza, e una corolla candida portata da una specie abitualmente colorata era, ed è ancora, discretamente diffusa in natura. L’uomo ha poi saputo sfruttare il fenomeno naturale applicandolo alle sue coltivazioni tramite ibridazioni e interventi genetici. E proprio gli studiosi di genetica vegetale hanno iniziato, una cinquantina di anni fa, a scandagliare a fondo questa variabilità la cui origine sfugge ancora in alcuni dettagli, malgrado lo studio molecolare degli elementi abbia fornito diversi pezzi mancanti all’affascinante puzzle. Noi, profani di tanta scienza profonda, siamo abituati a chiamare albini o forma alba le piante che presentano l’insolito fiore bianco; ma il termine non è accettato dai genetisti perché per albino s’intende unicamente quell’individuo completamente bianco in tutte le sue parti, anche nelle foglie, perché non riesce a sintetizzare la clorofilla.

In questo caso l’albino è fine a se stesso perché, mancando il pigmento verde, la sua vita non è certo lunga. Invece le forme albine (permettiamoci di chiamarle ancora così) sono solitamente perfette anche nelle parti fertili.Ciò permise infatti all’abate Mendel di porre la basi della genetica, sperimentando la trasmissione dei caratteri negli incroci di piselli con fiore rosso e bianco e con semi lisci e rugosi. In genetica le forme albine si chiamano mutanti.

Linum usitatissimum (foto da www.payer.de )

 

I popoli antichi, si sa, riparavano nel fantastico quando non sapevano spiegare una evidenza, e una corolla candida portata da una specie abitualmente colorata era, ed è ancora, discretamente diffusa in natura. L’uomo ha poi saputo sfruttare il fenomeno naturale applicandolo alle sue coltivazioni tramite ibridazioni e interventi genetici. E proprio gli studiosi di genetica vegetale hanno iniziato, una cinquantina di anni fa, a scandagliare a fondo questa variabilità la cui origine sfugge ancora in alcuni dettagli, malgrado lo studio molecolare degli elementi abbia fornito diversi pezzi mancanti all’affascinante puzzle. Noi, profani di tanta scienza profonda, siamo abituati a chiamare albini o forma alba le piante che presentano l’insolito fiore bianco; ma il termine non è accettato dai genetisti perché per albino s’intende unicamente quell’individuo completamente bianco in tutte le sue parti, anche nelle foglie, perché non riesce a sintetizzare la clorofilla.

In questo caso l’albino è fine a se stesso perché, mancando il pigmento verde, la sua vita non è certo lunga. Invece le forme albine (permettiamoci di chiamarle ancora così) sono solitamente perfette anche nelle parti fertili.Ciò permise infatti all’abate Mendel di porre la basi della genetica, sperimentando la trasmissione dei caratteri negli incroci di piselli con fiore rosso e bianco e con semi lisci e rugosi. In genetica le forme albine si chiamano mutanti.

In che cosa consiste la mutazione? Sintetizzando al massimo si può dire che nella doppia elica cromosoma, che rappresenta il patrimonio genetico di ogni cellula, è avvenuto un fatto anomalo, che ha causato una modificazione strutturale del gene rendendolo incapace di funzionare normalmente; ciò può portare anche al cambiamento chimico del contenuto della cellula. Ma torniamo alla forma albina. È stato osservato che la mutazione avviene solitamente tra le corolle colorate dagli antociani, i pigmenti responsabili del colore rosso, blu, viola e delle loro infinite sfumature. Teniamo presente che gli antociani sono sciolti nei vacuoli e legati agli zuccheri (glucosidi) e che la composizione più o meno acida del succo contenuto nel vacuolo fissa il colore o determina la sua sfumatura. Infatti si ha colore rosso con pH acido, viola se neutro, blu se alcalino e le variazioni di passaggio hanno tutte le gradazioni compresi porpora, scarlatto, bruno eccetera. Se nel cromosoma salta una certa informazione, contenuta nel gene modificato, nasce l’incapacità di legare il glucoside al pigmento inibendo la colorazione. Questo fenomeno naturale è stato molto sfruttato anche nell’industria dei fiori perché sugli antociani è basata la ricerca di insolite e nuove colorazioni compreso il nero del mitico tulipano. Un esempio di adattamento alla floricoltura è dato da Campanula medium, splendida entità diffusa nel settore nord – orientale italiano e poi in Provenza; la forma tipo è blu, il mutante è bianco e le forme intermedie rappresentano il rosa, il porpora e la variegatura.

 

             

     Campanula medium nei suoi tre aspetti                  

     (foto da Funghiitaliani.it)

 

Un argomento, come si intuisce, ricco di sfaccettature commerciali che riguarda anche il colore di certe verdure. Il fenomeno tocca sia le specie più diffuse (come il rosso papavero, Papaver rhoeas, che talvolta mantiene il colore sfumato all’orlo, quasi ci fosse un tentativo verso il colore tipo; il celeste e polimorfo lino, Linum sp., facile da ritrovare su Alpi e Appennini; o l’autunnale brugo, Calluna vulgaris,  che troviamo sino a 3000 m su terreni fortemente acidi tanto da essere il simbolo della brughiera), sia gli endemismi più ristretti come Campanula garganica che si trova in poche località del calcareo promontorio omonimo. Quasi sempre il mutante si trova isolato e ciò aveva fatto pensare, nei secoli passati, alla carenza nel terreno di qualche elemento indispensabile al metabolismo. Un’ ipotesi caduta subito, smentita quando capita di trovare, anche se raramente, il tipo e il mutante che mischiano i loro colori. Allora è un incanto per gli occhi e una emozione che si rinnova puntualmente davanti a tutti i fenomeni legati alla natura e alle sue complesse vicende.

 

Campanula garganica

 (foto da Funghiitaliani.it)

 Calluna.vulgaris

(foto da Funghiitaliani.it)